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Notizie · 4 min di lettura · Pubblicato da Sooma

Bruxelles propone quattro livelli di sovranità digitale negli appalti pubblici

Il pacchetto sulla sovranità tecnologica presentato dalla Commissione europea potrebbe cambiare il modo in cui le amministrazioni acquistano i servizi cloud.

Artigo publicado a 24 settembre 2026

Il 3 giugno la Commissione europea ha presentato un pacchetto di misure volto a ridurre la dipendenza tecnologica dell’Unione da Stati Uniti e Cina. Il pacchetto riguarda le infrastrutture di cloud computing, i servizi di intelligenza artificiale, il software open source e i semiconduttori.

Per chi segue il dibattito sulla sovranità digitale in Portogallo, un elemento spicca su tutti gli altri per la sua applicazione pratica: la proposta introduce quattro livelli di sovranità digitale che le autorità pubbliche dovranno considerare nell’acquisto di servizi cloud, in funzione della sensibilità di ciascun uso. Al livello più alto, che riguarda settori come la difesa e la sanità, le imprese non europee sono di fatto escluse dagli appalti pubblici.

L’obiettivo dichiarato è evitare lo scenario che i documenti europei chiamano “kill switch”: il rischio che un governo straniero possa, da un momento all’altro, privare ospedali o sistemi critici dei servizi da cui dipendono.

Il punto di partenza

Le cifre alla base dell’iniziativa sono note, ma la loro portata resta impressionante. Amazon, Microsoft e Google rappresentano circa l’80% del mercato europeo del cloud computing, lasciando ai fornitori con sede nell’Unione una posizione marginale. Secondo la Vicepresidente esecutiva della Commissione responsabile del portafoglio, circa l’80% della tecnologia utilizzata in Europa proviene da fuori del continente.

Ha sottolineato la dimensione politica del problema, osservando che geopolitica e tecnologia sono ormai inseparabili e che l’Europa deve assicurarsi un ruolo di primo piano nell’innovazione. L’obiettivo dichiarato è ottenere risultati visibili entro il 2030.

L’episodio che ha accelerato il dibattito

Il pacchetto non nasce da un dibattito astratto. Uno dei segnali d’allarme più forti per i decisori europei è arrivato quando la Corte penale internazionale, dopo aver emesso un mandato d’arresto nei confronti del primo ministro israeliano, ha visto i propri funzionari colpiti da sanzioni statunitensi, perdendo l’accesso a servizi di uso quotidiano forniti da aziende americane.

È stata la dimostrazione più chiara possibile di un argomento che fino ad allora circolava soprattutto nei documenti tecnici: la dipendenza da infrastrutture straniere non è solo una questione di mercato, è una questione di capacità di funzionare.

Cosa significa per le organizzazioni portoghesi

La proposta affronta ora l’iter legislativo europeo e ci vorrà tempo prima che produca effetti. Ma la direzione è inequivocabile e converge con quanto è già in corso in Portogallo. Il Piano nazionale per il cloud sovrano, approvato nel maggio 2026, si fonda esattamente sulla stessa logica: classificare processi e dati per criticità e richiedere livelli di sovranità diversi in base a tale classificazione.

Per un ente pubblico portoghese, la lettura pratica è semplice. Classificare i dati per criticità e richiedere la sovranità negli appalti non sono più una questione di principio: sono ormai la direzione indicata a Bruxelles e a Lisbona. Chi struttura fin da ora le proprie procedure in questo senso sarà allineato a un quadro normativo in arrivo, invece di doversi adattare in un secondo momento.

Per Sooma, la cui infrastruttura si trova interamente all’interno dell’Unione Europea, con i server in Portogallo e i backup in Germania, fuori dalla portata delle leggi di paesi terzi, il pacchetto conferma il quadro in cui l’azienda opera dal 2018. Un dibattito che per anni è stato trattato come una preferenza ideologica viene ora trattato come un requisito negli appalti.

Le voci critiche

Non tutte le reazioni sono state entusiastiche, e vale la pena sottolinearlo. Il Parlamento europeo ha espresso sia sostegno all’approccio, definito audace e pragmatico da alcuni eurodeputati, sia riserve sul fatto che vada abbastanza lontano. La critica più frequente è che la regolamentazione da sola non crea capacità: senza investimenti in un’infrastruttura propria dell’Europa, la preferenza europea nelle gare rischia di non avere dove concretizzarsi.

È un’obiezione legittima, e vale allo stesso modo per il Portogallo. Un requisito di sovranità nei capitolati di gara è utile solo se esistono fornitori nazionali ed europei in grado di soddisfarlo con un servizio equivalente.

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